Quanto calumo dare all’ancora

La tenuta di un ancoraggio non dipende dal peso dell’ancora soltanto, ma da quanta linea fili: ecco la geometria del calumo.

Che cos’è il calumo

Il calumo (in inglese scope) è il rapporto tra la lunghezza di catena o cima filata e la profondità dell’acqua nel punto di ancoraggio. Un’ancora tiene non perché è pesante, ma perché penetra nel fondale e vi resta conficcata: e per penetrare ha bisogno che il tiro della linea sia il più possibile orizzontale. Se la linea sale ripida verso la barca, il tiro tende a sollevare l’ancora e a disincagliarla; se invece la linea è lunga e quasi distesa sul fondo, il tiro arriva all’ancora quasi parallelo al fondale, e l’ancora lavora come deve. Tutto il segreto del buon ancoraggio è in questa geometria.

I rapporti classici: 5:1 e 7:1

I rapporti di calumo più diffusi sono pochi e facili da ricordare:

RapportoUso tipico
3:1Solo per soste brevissime, in bonaccia e sotto sorveglianza continua.
5:1Ancoraggio diurno in buone condizioni, soprattutto con catena tutta calibrata.
7:1Pernottamento e condizioni incerte, in particolare con linea mista catena-cima.
10:1Maltempo, vento forte e massima sicurezza, dove lo spazio lo consente.

La regola pratica più citata è 5:1 con catena tutta e 7:1 con linea mista: la catena, grazie al suo peso, aiuta a mantenere il tiro orizzontale anche con rapporti più contenuti, mentre la cima, più leggera, richiede più lunghezza per ottenere lo stesso effetto. Più il rapporto è alto, migliore è la tenuta — ma maggiore è lo spazio occupato.

La catenaria: perché la catena pesa, e bene

Una catena filata non resta dritta: il suo peso la fa pendere in una curva chiamata catenaria. Questo è un vantaggio prezioso. Il tratto di catena appoggiato sul fondo e la curva verso l’alto fanno sì che il tiro arrivi all’ancora quasi orizzontale anche quando la barca strattona. Inoltre la catenaria agisce da ammortizzatore: quando una raffica tende la linea, la catena prima si solleva (assorbendo l’energia) e solo dopo trasmette lo strappo all’ancora. È per questo che la catena tutta consente rapporti di calumo più bassi della cima a parità di sicurezza. Con vento forte, però, la catenaria si “raddrizza”: l’angolo all’ancora aumenta e la tenuta cala. Ecco perché in cattive condizioni si fila più calumo, e talvolta si aggiunge un peso scorrevole lungo la catena.

Non solo profondità: musone ed escursione di marea

Un errore frequente è calcolare il calumo sulla sola profondità letta sull’ecoscandaglio. La lunghezza corretta va riferita all’altezza totale dal fondale fino al punto in cui la linea esce dalla barca, cioè la mussa o musone a prua. Quindi:

  • profondità dell’acqua nel punto di ancoraggio;
  • altezza del musone sul pelo dell’acqua (la distanza tra la superficie e il punto di uscita della linea);
  • escursione di marea prevista: se ancori con la bassa, devi prevedere quanta acqua salirà, perché con l’alta la profondità — e quindi il calumo necessario — aumenta.

La formula completa è dunque: lunghezza da filare = rapporto × (profondità + altezza musone + escursione di marea). Trascurare la marea è uno degli errori più insidiosi: un calumo perfetto con la bassa marea può diventare insufficiente con l’alta.

Un esempio svolto

Profondità 5 m, altezza del musone 1 m, escursione di marea attesa 1 m, rapporto scelto 7:1 (linea mista, pernottamento).

  1. Altezza totale = 5 + 1 + 1 = 7 m.
  2. Lunghezza da filare = 7 × 7 = 49 m.

Servono quindi circa 49 m di linea. Se avessi calcolato sulla sola profondità (5 m × 7 = 35 m), avresti filato 14 m di linea in meno: una differenza enorme per la tenuta. È il motivo per cui conviene sempre includere musone ed escursione di marea nel conto.

Il raggio di evitamento

Una volta ancorati, la barca non resta ferma: ruota intorno all’ancora seguendo vento e corrente, descrivendo un cerchio. Il raggio di evitamento è, in prima approssimazione, la lunghezza di linea filata (più la lunghezza della barca). Filare 49 m significa quindi poter spazzare un cerchio di raggio comparabile: prima di calare l’ancora bisogna verificare che dentro quel cerchio non ci siano altre barche, secche, boe o ostacoli, e che la profondità sia sufficiente in ogni punto. È il compromesso fondamentale dell’ancoraggio: più calumo dà più tenuta, ma occupa più spazio. In rade affollate questo limita quanto si può filare, e impone di scegliere il posto con cura — meglio un po’ più al largo, con spazio per girare in sicurezza.

Errori comuni e buone pratiche

  • Calcolare sulla sola profondità. Dimenticare musone ed escursione di marea porta a filare troppo poco.
  • Fidarsi del solo peso dell’ancora. Un’ancora pesante con poco calumo tiene peggio di una corretta con il calumo giusto.
  • Non rincalzare l’ancora. Dopo aver filato, conviene mettere in tensione la linea (in retromarcia dolce) per far penetrare l’ancora e verificare che faccia presa.
  • Ignorare il cambio di condizioni. Se il vento rinforza o gira, può servire filare più calumo o cambiare ancoraggio.

Il fondale conta quanto il calumo

La stessa ancora, con lo stesso calumo, tiene in modo molto diverso a seconda del fondale. È un fattore che nessun calcolo geometrico può catturare e che va valutato con l’occhio e con la carta:

  • Sabbia compatta: il fondale ideale, in cui le ancore moderne penetrano e fanno presa con sicurezza.
  • Fango: tenuta buona ma più lenta a stabilizzarsi; conviene rincalzare con calma per dare tempo all’ancora di affondare.
  • Posidonia e alghe: insidiosi, perché l’ancora rischia di restare appoggiata sul tappeto vegetale senza penetrare. Oltre alla scarsa tenuta, ancorare sulla posidonia danneggia un habitat protetto: dove possibile va evitato, preferendo i campi boa.
  • Roccia e corallo: tenuta imprevedibile e rischio di incattivamento (l’ancora che si incastra e non risale); da evitare salvo ancore adatte e cime di recupero.

Per questo due barche identiche, ancorate fianco a fianco con lo stesso calumo, possono comportarsi in modo opposto se una ha preso sabbia e l’altra è appoggiata su un fondo erboso.

Rincalzare e sorvegliare

Filare il calumo giusto è solo metà del lavoro. Dopo aver calato l’ancora e disteso la linea, va rincalzata: si mette in tensione la linea, tipicamente dando indietro col motore in modo dolce e progressivo, finché l’ancora penetra e fa presa. Se l’ancora “ara” — cioè striscia sul fondo senza fermarsi — bisogna recuperare e riprovare, magari in un punto migliore o con più calumo. Una volta certi della tenuta, si prendono dei riferimenti a terra (allineamenti tra due punti fissi) per accorgersi se la barca scarroccia durante la notte. Molti usano anche l’allarme di ancoraggio del GPS, che avvisa se la posizione esce dal raggio di evitamento previsto. La buona pratica è verificare periodicamente, soprattutto al cambiare di vento o marea, perché un ancoraggio sicuro al tramonto può non esserlo più con la brezza notturna che gira.

I calcoli di calumo, carico del vento e peso d’ancora sono un ausilio alla pianificazione, basati su stime e tabelle indicative: dipendono dal tipo d’ancora, dalla natura del fondale (sabbia, fango, posidonia, roccia) e dalle condizioni reali, che vanno sempre valutate con la prudenza del buon marinaio. Non sostituiscono il giudizio del comandante né le carte e le informazioni nautiche ufficiali della zona.

Per i conti usa il calcolatore della lunghezza di calumo; per dimensionare la linea rispetto alla spinta del vento, lo strumento del carico del vento; per orientarti sul peso, il calcolatore del peso d’ancora consigliato.

Domande frequenti

Meglio un rapporto 5:1 o 7:1?

Dipende dalla linea e dalle condizioni. Con catena tutta, 5:1 è spesso adeguato in buone condizioni; con linea mista catena-cima, o per pernottare, conviene 7:1. In maltempo si arriva a 10:1 dove lo spazio lo consente.

Perché la catena permette rapporti più bassi della cima?

Per il suo peso: forma una catenaria che mantiene il tiro all’ancora quasi orizzontale e fa da ammortizzatore agli strappi. La cima, più leggera, richiede più lunghezza per ottenere lo stesso angolo favorevole.

Devo includere la marea nel calcolo?

Sì, sempre. Il calumo va riferito alla profondità più l’altezza del musone più l’escursione di marea attesa. Un calumo perfetto con la bassa marea può diventare insufficiente con l’alta.

Che cos’è il raggio di evitamento?

È il cerchio che la barca spazza ruotando intorno all’ancora con vento e corrente, in prima approssimazione pari alla linea filata più la lunghezza della barca. Va verificato libero da altre barche, secche e ostacoli prima di calare l’ancora.