La formula di Crouch e la velocità di planata

Per le barche a motore che escono dal dislocamento, la velocità non dipende dalla lunghezza ma dal rapporto peso/potenza: lo stima la formula di Crouch.

Oltre la hull speed: il regime di planata

Per una carena dislocante la velocità ha un tetto, la hull speed, fissato dalla lunghezza al galleggiamento. Ma una carena adatta, spinta da potenza sufficiente, può uscire dal dislocamento e planare: si solleva sulla propria scia, riduce drasticamente la superficie bagnata e la resistenza, e la velocità si svincola dal limite di carena. In questo regime la lunghezza conta poco; ciò che governa la velocità è il rapporto tra peso e potenza. La relazione classica per stimarlo è la formula di Crouch, uno strumento empirico nato nella progettazione delle barche veloci a motore.

La formula di Crouch

Nella sua forma più nota, la formula di Crouch è:

V [nodi] = C / √(dislocamento [lb] / SHP)

dove V è la velocità in nodi, dislocamento è il peso totale della barca in libbre, SHP è la potenza all’elica (shaft horsepower, cavalli all’asse) e C è una costante empirica che dipende dal tipo di scafo. Il cuore della formula è il rapporto peso/potenza (lb per cavallo): più è basso — cioè più potenza per ogni libbra di peso — più alta è la velocità. La radice quadrata rende la relazione meno che proporzionale: raddoppiare la potenza non raddoppia la velocità, ma la moltiplica per circa 1,41 (√2).

La stessa formula, invertita, permette di stimare la potenza necessaria per raggiungere una velocità desiderata: SHP = dislocamento × (V ÷ C)². È il modo in cui si dimensiona la motorizzazione di una carena planante a partire dall’obiettivo di velocità.

La costante C: scegliere bene è metà del lavoro

La costante C riassume l’efficienza idrodinamica della carena e la qualità della propulsione. Valori tipici, indicativi, secondo lo stile di scafo:

Costante CTipo di imbarcazione
~150Barche da lavoro pesanti, scafi dislocanti spinti, carene poco efficienti.
~190Cruiser plananti medi, runabout da diporto, motoscafi familiari.
~210Scafi sportivi efficienti, motoscafi leggeri ben progettati.
~220–230Barche da corsa, carene racing molto efficienti e leggere.

La scelta di C è la parte più delicata: una variazione di poche decine cambia sensibilmente la stima. La regola pratica è scegliere il valore che meglio descrive il tipo di scafo — non sovrastimare l’efficienza di una carena da diporto attribuendole una costante da barca da corsa. In caso di dubbio, conviene usare un C prudente (più basso) e considerare il risultato come limite ottimistico.

Un esempio svolto

Motoscafo da diporto: dislocamento 3.000 kg, potenza all’elica 200 SHP, costante C = 190 (cruiser planante medio).

  1. Dislocamento in libbre: 3.000 kg ≈ 6.614 lb.
  2. Rapporto peso/potenza: 6.614 ÷ 200 ≈ 33,07 lb/SHP.
  3. Radice: √33,07 ≈ 5,75.
  4. Velocità: 190 ÷ 5,75 ≈ 33 nodi.

La stima è quindi di circa 33 nodi in planata. Se cambiassimo solo la costante a C = 210 (carena più efficiente), la velocità salirebbe a 210 ÷ 5,75 ≈ 36,5 nodi: ecco perché la scelta di C pesa tanto. Invertendo, per ottenere 30 nodi con C = 190 servirebbe un rapporto peso/potenza tale che √(disl/SHP) = 190/30 ≈ 6,33; cioè disl/SHP ≈ 40,1 lb/SHP, pari a circa 165 SHP per le stesse 6.614 lb.

I limiti della stima

La formula di Crouch è uno strumento empirico e approssimato, pensato per dare un ordine di grandezza, non un dato garantito. Diversi fattori reali sfuggono alla formula:

  • L’assetto e il carico: la distribuzione dei pesi e l’angolo di assetto influenzano molto la resistenza in planata.
  • L’efficienza dell’elica: un’elica mal abbinata dissipa potenza e abbassa la velocità reale rispetto alla stima.
  • Lo stato del mare: l’onda formata fa cadere la velocità di planata anche di parecchi nodi.
  • La differenza tra potenza dichiarata e potenza all’asse: SHP è la potenza effettiva all’elica, inferiore a quella nominale del motore per via delle perdite di trasmissione.

Per questo la velocità calcolata va trattata come una stima di prestazione, utile per il dimensionamento e per il confronto, ma da confermare nella realtà con prove a mare. Non è una garanzia di prestazione.

Crouch e regresso dell’elica

La formula stima la velocità a partire da peso e potenza, ma per trasformare la potenza in spinta serve un’elica ben abbinata. Qui entra in gioco il regresso (slip) dell’elica: la differenza tra l’avanzo teorico (passo × giri) e l’avanzo reale della barca. Uno slip troppo alto segnala un’elica troppo carica o inadatta, che “pattina” nell’acqua e impedisce di raggiungere la velocità stimata da Crouch; uno slip ragionevole è il segno che l’elica trasferisce bene la potenza. I due strumenti si completano: Crouch dice quanto potresti andare, lo slip dice se l’elica te lo sta permettendo.

Come usare il risultato

La velocità di planata stimata serve a tre cose: dimensionare la potenza necessaria per un obiettivo di velocità, valutare se una motorizzazione esistente è adeguata, e confrontare scafi diversi su base omogenea. Ricorda sempre che è una stima: scegli C con prudenza, considera il margine di errore e verifica in acqua.

Dislocamento, semi-planata, planata: tre regimi

La velocità di una barca a motore non cresce in modo uniforme con la potenza, ma attraversa tre regimi distinti, ciascuno con la sua fisica:

  • Dislocamento. A bassa velocità la barca spinge via l’acqua e resta “seduta” nello scafo. Vale il limite della hull speed, legato alla lunghezza al galleggiamento. È il regime efficiente ma lento.
  • Transizione (semi-planata). Aumentando la potenza la prua si solleva, la barca prende un assetto cabrato e arranca per superare la propria onda. È il regime peggiore: tanta potenza, tanto consumo, scarso guadagno di velocità e visibilità ridotta. Si attraversa in fretta, non vi si naviga.
  • Planata. Con potenza sufficiente la carena si stacca, scivola sulla superficie, la prua riscende e la resistenza crolla. Qui vale la formula di Crouch: la velocità si svincola dalla lunghezza e dipende dal rapporto peso/potenza.

La formula di Crouch descrive il terzo regime; per il primo il riferimento è la hull speed. La “gobba” della transizione è il motivo per cui certe barche, sottopotenziate, non riescono a planare e restano intrappolate in semi-planata, consumando moltissimo per andare poco.

Una tabella di sensibilità

Per dare un’idea di quanto contino peso e potenza, ecco la velocità stimata con la formula di Crouch a C = 190, variando il rapporto peso/potenza:

Peso/potenza [lb/SHP]√(rapporto)Velocità [nodi]
204,4742,5
305,4834,7
406,3230,1
507,0726,9
708,3722,7

Si vede l’effetto della radice quadrata: dimezzare il rapporto peso/potenza (da 40 a 20 lb/SHP) non raddoppia la velocità, ma la moltiplica per circa 1,41, da 30 a 42,5 nodi. È la stessa matematica della hull speed, e spiega perché, oltre un certo punto, aggiungere cavalli rende sempre meno e costa sempre di più.

Per i conti

Per dimensionare la potenza in funzione del dislocamento, abbinala allo strumento della potenza consigliata; per controllare l’efficienza dell’elica, al calcolatore del regresso elica.

Domande frequenti

Che cos’è la costante C nella formula di Crouch?

È un coefficiente empirico che descrive l’efficienza idrodinamica e propulsiva della carena. Vale circa 150 per scafi pesanti e poco efficienti, intorno a 190 per i cruiser plananti da diporto, fino a 220–230 per le carene da corsa. Sceglierla bene è decisivo.

La formula vale anche per le carene dislocanti?

No: Crouch stima la velocità nel regime di planata, dove la carena si solleva sulla propria scia. Per una carena dislocante il riferimento è la hull speed, fissata dalla lunghezza al galleggiamento.

Che differenza c’è tra potenza del motore e SHP?

SHP è la potenza all’asse, cioè quella effettivamente disponibile all’elica, inferiore alla potenza nominale del motore per via delle perdite di trasmissione. Usare la potenza nominale al posto dell’SHP sovrastima la velocità.

La velocità calcolata è garantita?

No, è una stima. Assetto, carico, stato del mare ed efficienza dell’elica possono ridurla anche sensibilmente. Va trattata come ordine di grandezza per il dimensionamento e confermata con prove a mare.